Giove - Meeting JUPOS 2007

Da Sezione Pianeti UAI.

I partecipanti alla riunione: da sinistra, M. Jacquesson, M. Vedovato, G. Adamoli, G. Hahn, H.-J. Mettig, J. H. Rogers (cortesia di J. H. Rogers)

Il 12-15 luglio 2007 si è tenuta una riunione dei collaboratori del progetto JUPOS a Muggenbrunn, un paese nei pressi di Freiburg, in Germania. Erano presenti Hans-Jorg Mettig e Grischa Hahn, i due fondatori e animatori del progetto, il Direttore della Sezione Giove della British Astronomical Association, John H. Rogers, il misuratore francese Michel Jacquesson e i due misuratori italiani, Gianluigi Adamoli e Marco Vedovato.

Il meeting si è svolto informalmente in un hotel del luogo, in un clima disteso e amichevole, nel cuore della Foresta Nera, favorito da giornate di Sole e caldo quasi mediterraneo.

Rogers ha sciorinato la sua conoscenza di Giove, descrivendo i fenomeni più interessanti attualmente visibili sul pianeta: la "rivitalizzazione" della SEB, iniziata in maggio; un'eruzione di macchie sul jetstream a 20°S, sul bordo della fascia; la S. Tropical Disturbance, diaframma scuro che collega SEB e STB, che devia queste macchie sulla corrente attigua, al bordo della STB; la S. Equatorial Disturbance presente nella EZ; la recente eruzione del jetstream a 23°N, fra marzo e aprile, che ha riportato alla visibilità la NTB.

Mettig e Hahn hanno illustrato alcune funzioni implementate nel programma WinJUPOS. Originariamente pensato come supporto per misure di posizione su Giove, esso contiene una serie di routines per la produzione, la gestione e l'interrogazione di un database che viene aggiornato via via con nuove osservazioni.

Un momento dei lavori (cortesia di M. Jacquesson)

Jacquesson ha parlato della necessità di controllo delle misure, resa necessaria dalle imprecisioni degli osservatori nella temporizzazione delle immagini. WinJUPOS può eseguire agilmente tale controllo, incrociando le misure provenienti da ogni nuova immagine con quelle già presenti nel database.

Adamoli ha presentato suoi recenti risultati sulla variazione di latitudine di alcune fasce del pianeta e sull'ovale BA, messo a confronto con le tre "White Oval Spots" storiche, dalla cui fusione è stato generato.

Si è discusso dei problemi che sorgono nella misura delle immagini. La procedura richiede di sovrapporre la maschera di misura, cioè il profilo del pianeta, ma a volte il bordo è mal definito, per fattori legati alle condizioni di ripresa e all'elaborazione.

In mancanza del riferimento di un satellite, Mettig suggerisce di calibrare il diametro del pianeta fissando uno standard di latitudine, ad esempio 40.5°S per gli ovali anticiclonici della SSTB. L'approccio è criticabile dal punto di vista metodologico, ma la latitudine di tali ovali notoriamente non varia. A tal proposito, sono state esaminate immagini della sonda New Horizons, che ha sorvolato Giove nel febbraio 2007: esse confermano, entro fluttuazioni inapprezzabili, la costanza di tale riferimento.

Problemi di misura sorgono in settori del pianeta che mostrano dettagli alternati chiari e scuri: quali considerare fisicamente le vere macchie, quelle chiare su fondo scuro, o viceversa? Sono stati discussi esempi concreti, ad esempio all'interno della SEB. Ancora, può essere difficile o forse inutile misurare i dettagli minuti di alcuni domini dinamici, dove i grafici tempo-longitudine riproducono nuvole di punti in cui non è possibile stabilire identificazioni. Sono stati proposti criteri per definire i dettagli più significativi, ad esempio sul bordo equatoriale della SEB, sede di piccole proiezioni scure verso la EZ, e il bordo sud della SEB(N) in un tratto interessato dal recente "Revival", dove sono apparse ondulazioni, determinate dalla presenza di numerose strisce scure.

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