Storia: 1988-1995

Da Sezione Pianeti UAI.

Dibattiti precursori della Sezione Pianeti

Il n. 2/1985 di Astronomia, pp. 42-45, ospitò un significativo scambio epistolare fra Falorni e l'allora Presidente UAI, F. Cerchio. Da alcuni anni Falorni era fuori da ruoli istituzionali: “...per motivi di carattere personale, ho dovuto e voluto sospendere ogni partecipazione attiva alle cose dell'astronomia non professionale”. Nella sua lettera, datata 5 dicembre 1984, Falorni teorizzò che “...la funzione principale dell'UAI dovrebbe essere quella di favorire lo sviluppo di un'astrofilia di 'base', cosa che, a mio avviso, non sempre è stata fatta”. Il risultato è “la disaffezione – in qualche caso l'emarginazione – degli astrofili meno fortunati in termini di tempo disponibile, mezzi e, magari, intraprendenza.” E' questa “...una delle prime cause dello scarso numero di osservatori attivi. E il problema è giusto questo: in Italia si osserva poco.”

Più avanti: “Non vorrei essere frainteso circa l'espressione 'astrofilia di base' che, a mio parere, non significa affatto livellamento verso il basso... Per 'astrofilia di base' intendo dunque tutta quella serie di attività di osservazione e controllo che può farsi con strumentazione semplice – a volte anche rudimentale – purché con metodo rigoroso. A questo proposito le osservazioni visuali svolgono una funzione primaria e trainante in ogni parte del mondo". Questa impostazione diverrà in futuro la linea conduttrice della Sezione Pianeti.

“Per fare un esempio tratto da un settore dove ho avuto occasione di maturare una certa esperienza, posso affermare, senza tema di essere smentito che, per diventare un “experienced observer” (che vuol dire affidabile, cioè produttore di dati utilizzabili scientificamente) nel campo delle osservazioni planetarie, è necessario almeno un biennio di training attivo (al telescopio) e passivo (in biblioteca).”

“... Le osservazioni sofisticate sono una grande impresa intellettuale e motivo di profonde soddisfazioni ma ricordiamoci che, soprattutto, esse sono la naturale evoluzione di un più umile quanto serio lavoro che per una serie di fortunate circostanze evolve a livelli professionali quanto a ricaduta scientifica.”

Cerchio rispose consentendo che le Sezioni devono aiutare l'informazione e l'attività di base, ma “...la tua preoccupazione è che si venga a privilegiare una 'astrofilia di punta'; ma quello che era di punta pochi anni fa può oggi può non più esserlo.”

Questo dibattito, fra le altre cose, fu rivelatore dell'esigenza, sentita da Falorni e da altri, di un rilancio dell'osservazione planetaria, di cui presto lo stesso Falorni si propose come alfiere, attraverso l'accorpamento della Sezioni Giove e Saturno in un'unica “Sezione Pianeti”, che convogliasse in un'unica direzione gli sforzi organizzativi minimizzando la burocrazia, e prevedendo l'allargamento delle ricerca agli altri pianeti, in primis Marte, in prospettiva Venere e Mercurio.

Non era un'idea nuova in assoluto. R. McKim, Direttore della Mars Section della BAA, già nel 1982 scrisse a Adamoli, avanzando una proposta di osservare Marte dall'Italia, con strumenti anche molto modesti. McKim sottolineava che, anche dopo l'atterraggio dei Viking, l'osservazione visuale del pianeta risultava ancora estremamente importante. Adamoli ne interessò Bianciardi (Coordinatore UAI delle Attività Scientifiche) che, nel Notiziario di Astr., suppl. al n. 2/1983, lanciò un questionario ai soci per conoscere l'interesse a una Sezione Marte UAI. Questa iniziativa cadde nel nulla, ma l'interesse per il pianeta rosso in Italia si stava comunque risvegliando, anche perché le apparizioni del pianeta in quegli anni si andavano facendo sempre più favorevoli.

Il vice-Presidente UAI E. Filippone (f.f. di Presidente, dopo l'improvvisa morte di P. Andrenelli), al Congresso di Jesi (settembre 1987), nella sua Relazione Morale [Astr., 2, 1987, pp. 18-21], spinse a sua volta per l'accorpamento di alcune Sezioni, per diminuire il carico organizzativo e consentire una migliore distribuzione dei fondi disponibili. Il successivo Presidente Favero, in un articolo-manifesto programmatico “Per un vero nuovo corso” [Astr., 3-4, 1987, pp. 6-11] ribadì l'opportunità delle aggregazioni, e si prefisse la creazione di un Programma Marte, visto l'interesse su questo soggetto, che si stava avvicinando alla grande opposizione del 1988; ne prospettò anzi la creazione all'interno di una Sezione Pianeti unitaria. Falorni, nello stesso Congresso, fu autore di una relazione sull’insorgere delle tempeste di polvere nel bacino di Hellas.

Falorni divenne di fatto l'organizzatore del progetto “Sezione Pianeti”, anche prima delle sua definizione ufficiale, lavorando in accordo con il CD e il Responsabile per le Attività Scientifiche Bianciardi. Favero annunciò la costituzione della Sezione Pianeti, diretta da Falorni, nel CD del 22 maggio 1988 (Padova) [Astr., 4, 1989, pp. 4-5]. Falorni stesso spedì l'8 agosto 1988 una “Circolare della Sezione Pianeti” a una ventina di osservatori attivi e persone che si ritenevano interessate. In quella sede venne ipotizzata la coordinazione ad interim di Giove da parte di Adamoli e la futura costituzione di un programma Venere, sotto la guida di D. Sarocchi. Per Marte, che il Direttore stesso prendeva sotto la sua cura, si informò della ricezione a quella data di una ventina di osservazioni, relative all'inizio della “grande opposizione” del pianeta.

Falorni pensava per la nuova Sezione una struttura interna agile e poco burocratizzata, dotata di un Direttore (“impulso, coordinamento, decisionalità”), Responsabili per i quattro principali pianeti (Venere, Marte, Giove, Saturno), un Segretario (“organizzazione, flusso della corrispondenza, adempimenti”), un responsabile per la Stampa (“circolari, rubriche”). Nei primi tempi evidentemente taluni incarichi sarebbero andati a cumularsi nelle stesse persone, in attesa di una nuova generazione di ricercatori in grado di ricoprire i ruoli.

Nascita della Sezione

Verbale della riunione costitutiva della Sezione Pianeti.

La Sezione Pianeti UAI nacque ufficialmente nel 1988, in una riunione costitutiva tenuta il 9 settembre 1988 nell'ambito del Congresso UAI di Venezia. Vi parteciparono 19 persone, con verbale a firma del neo-Direttore Falorni. Nel documento, la Sezione si proponeva “il controllo sistematico delle superfici dei quattro maggiori pianeti e, in particolare, dei fenomeni atmosferici, per poterne studiare la meteorologia e i fenomeni ad essa collegati. (...) La Sezione risulterà investita di un duplice compito: uno generale, come punto di riferimento culturale per tutti i soci (e non solo), l'altro, più specifico, come ente di produzione scientifica.” Nella stessa occasione, si tenne una riunione per fare il punto sulle osservazioni di Marte in corso e per lanciarne il coordinamento. Si sottolineò l’importanza della collaborazione con gli osservatori professionali, dove telescopi adatti all’osservazione planetaria giacciono talvolta inutilizzati. Si citò ad esempio il rifrattore Amici di Arcetri, e il semi-apocromatico Morais di Pino Torinese, utilizzati da Falorni e Tanga rispettivamente. L’intenzione di Falorni era di permettere e incentivare, tramite la Sezione Pianeti, l’accesso degli osservatori più esperti a strutture analoghe.

Il n. 7/1988 di Astronomia riportò un inserto di presentazione delle Sezioni di Ricerca. La nuova Sezione Pianeti è descritta alle pp. 4-5. Si considerava che, allo stato, dopo le ricognizioni delle sonde, l'osservazione da Terra restasse utile per seguire i fenomeni meteorologici di Venere, Marte, Giove e Saturno e aspetti connessi (come le variazioni delle calotte polari di Marte). Servivano aperture minime di 8-10 cm, focali lunghe, piccole ostruzioni se i telescopi erano a specchio; disegni, stime di intensità, transiti. Anche misure di latitudine. Infatti, anche se poteva sembrare che il miglior approccio all'osservazione planetaria fosse la fotografia, che registra in maniera impersonale forma, posizione, riflettività dei dettagli, essa “soffre di limitazioni tali per cui non è possibile, neppure nei casi ideali, registrare tutto ciò che l'occhio scorge con facilità nelle medesime condizioni.” Provvisoriamente, erano indicati come responsabili di Venere e Marte Falorni, di Giove e Saturno Adamoli.

Nello stesso numero della rivista, Falorni fu autore (pp. 28-30) di una messa a punto delle prospettive di osservazione dei pianeti con piccoli telescopi. Premise che la Sezione non intendeva inserire nei propri futuri rapporti osservazioni eseguite con rifrattori di apertura inferiore a 10 cm, riflettori di apertura inferiore a 15 cm (solo per Venere si sarebbe potuto abbassare il limite dei primi a 7.5 cm). Vennero infatti mostrati una serie di disegni eseguiti su Marte in occasione della grande opposizione, con vari telescopi, dove si dimostrava che con telescopi inferiori agli standard richiesti (in particolare, gli allori diffusissimi riflettori 114/900), solo a partire dai 15 cm di apertura la struttura base delle macchie d'albedo si stabilizzava. Ad aperture maggiori l'immagine si arricchiva di particolari fini, ma la struttura rimaneva invariata, ed era quella confermata dalle migliori fotografie. “Tornando al 114, colpisce il fatto che, in termini di affidabilità, i tre centimetri di apertura che lo separano dal 150 sono più decisivi dei 21 o 27 che separano quest'ultimo dai telescopi maggiori.” Evidentemente, al di là del potere risolutivo, si rivelava un effetto di soglia, al di sotto della quale la carenza di luminosità determinava una caduta decisiva del contrasto.

D'altro canto, non si volevano mortificare le osservazioni compiute con aperture molto piccole, che avevano comunque un importante ruolo di addestramento, che andava “apprezzato, incoraggiato e assistito”. In ogni caso, Falorni rilevò discrepanze a livello di dettaglio minuto anche fra rifrattori superiori ai 30 cm, dovute probabilmente al fatto che era difficile osservare con la stessa attenzione tutta la superficie del pianeta, anche a causa dei capricci del seeing.

Sul piano organizzativo e didattico, la Sezione rifece la modulistica, con un notevole lavoro di design e produzione di moduli su pellicola, da cui si trassero fotocopie di ottima qualità, che verranno chieste e utilizzate anche da associazioni estere. Più tardi, la Sezione mise a disposizione fogli di gelatina Wratten Kodak con cui produrre filtri colorati standard.

Il lavoro interno al “Consiglio Scientifico” della Sezione venne ridistribuito con l'innesto di nuovi collaboratori: P. Tanga subentrò come coordinatore di Saturno, permettendo a Adamoli di occuparsi esclusivamente di Giove. D. Sarocchi, coadiuvato da G. Quarra, rimase responsabile delle osservazioni di Venere [Astr., 4, 1989, pp. 42-44].

Si cercò di coinvolgere nuovi soci e di formarne validi osservatori. Il 1° luglio 1990 si tenne una prima riunione ufficiale della Sezione presso l'Osservatorio Ximeniano di Firenze. In questa occasione Tanga presentò un opuscolo da lui redatto sull’osservazione di Giove, che conteneva in embrione l’approccio che sarà poi utilizzato più tardi per il “manuale” di Sezione. Venne organizzato un primo “Seminario didattico sull'osservazione planetaria”, che si valse di una dispensa curata da Falorni. Aderenti alla Sezione e Consiglio Scientifico si riunirono spesso in quegli anni , soprattutto a Parma, sede comodamente raggiungibile da quasi tutti i collaboratori, dove si tenne una lunga serie di incontri, aperti a tutti gli interessati, e caratterizzate da un clima rilassato e amichevole.

La Sezione istituì il Premio “P. Senigalliesi”, da attribuire alla migliore osservazione planetaria ricevuta nell'anno precedente, con riguardo non solo al valore assoluto dell'osservazione, ma anche all'esperienza e allo strumento usato dall'autore. Il 1° Premio “Senigalliesi” venne attribuito durante il Congresso UAI di Bologna del settembre 1991 a M. Dal Santo, per il rilevante contributo dato alla Sezione, e in particolare per un'osservazione di Marte del 2 novembre 1989, che riportava la prima osservazione di una tempesta di polvere avvenuta sul pianeta.

Il 2° Premio “Senigalliesi andò nel 1992 a G. Marabini, per la sua padronanza nell'osservare e riportare i risultati, e per il gran numero di eccellenti contributi osservativi che tale osservatore produsse in quegli anni.

Una nota su Astronomia, n. 3/1991, p. 27, annunciò che, con l'incremento degli osservatori e per complessità di gestione, veniva istituita una Segreteria della Sezione, affidata a L. Testa.

Un 2° Seminario didattico sull'osservazione planetaria venne organizzato nel novembre 1991, presso l'Osservatorio di Mosciano S. Angelo (Teramo), con la partecipazione di una trentina di persone, cui vennero proposte conferenze ed esercitazioni pratiche (esecuzione di disegni e cronometraggio di transiti su immagini riprese con telecamera CCD e mostrate su un televisore; simulazione della stima di fase di Venere tramite confronto con sagome prestampate). Si ragionò delle possibilità aperte dalla diffusione dei sensori CCD, che però al momento costavano ancora cari (attorno agli 8 milioni di lire). Si sottolineò inoltre che l'esperienza dell'osservatore, e la familiarità con l'immagine osservata al telescopio, risultavano ancora indispensabili per interpretare correttamente un'immagine CCD.

Non vennero trascurate le relazioni con il mondo internazionale. La Sezione partecipò al Primo Meeting Europeo di Osservatori Planetari e Cometari (MEPCO), tenuto a Violau (Baviera) nel settembre 1992 [Astr., 8, 1992, pp.22-23]. Esso vide la presenza di una cinquantina di osservatori di vari Paesi. La delegazione italiana di 7 persone, guidata da Falorni, presentò relazioni sull'uso del CCD, la regressione della calotta polare di Marte nel 1988 e della macchia di Wilber apparsa su Saturno nel 1990. Si scambiarono informazioni e materiale, in particolare i presenti furono impressionati dal rigore metodologico della nostra Sezione e chiesero di poter copiare o adattare i nostri moduli osservativi, anche per andare verso uno standard europeo. Si ebbe il primo contatto con H.-J. Mettig e gli osservatori tedeschi di Giove, che stavano sviluppando l'ambizioso progetto della creazione di un database informatico in grado di raccogliere tutte le osservazioni posizionali passate, presenti e future delle macchie di Giove (programma JUPOS). Altre partecipazioni al MEPCO, con una rappresentanza più ridotta, seguirono in un paio di edizioni successive.

Nel luglio 1994 venne organizzato il 1° campo osservativo estivo della Sezione al rifugio Balma (Pratonevoso, CN) [Astr., 6, 1994, p. 42].

La realizzazione forse più significativa della Sezione in questi anni, un po' il testamento della vigorosa gestione Falorni, può essere considerato il Manuale di Sezione, uscito nel 1994. Su proposta iniziale di Tanga, esso incontrò in prima battuta una certa preoccupazione da parte dei coordinatori e dello stesso Falorni, a causa dell’impegno richiesto che avrebbe assorbito energie ai compiti ordinari. Tuttavia, si decise che uno sforzo collaborativo avrebbe potuto avere successo. Per la stesura dei capitoli sulla fotografia e sulle riprese CCD si coinvolsero A. Bernasconi, G. Quarra e A. Leo, che diedero la loro adesione al progetto. Dal punto di vista editoriale, si coinvolse l’editore de “L'Astronomia” tramite il direttore responsabile C. Lamberti. Ci si accordò per distribuire il manuale in edicola in un numero della rivista a prezzo maggiorato. Il manuale, un ricco fascicolo (144 pagine) che copre tutti gli aspetti didattici e metodologici, si intitola “Osservare i pianeti”, e fu il primo volume dei “Quaderni di l’Astronomia”. In cambio, l’editore si impegnò a fornire alla Sezione le rimanenze della stampa (circa 3000 copie) a titolo gratuito. La UAI beneficiò quindi, nell’occasione, di un’operazione vantaggiosa.

Un'altra iniziativa di quegli anni fu la produzione di una biblioteca, a cura di L. Testa, contenente la riproduzione di vari articoli sui pianeti apparsi nella letteratura scientifica, le cui fotocopie vennero messe a disposizione al solo prezzo di riproduzione e spedizione a chi ne faceva richiesta.

Falorni costituì attorno a sé un gruppo attivo, efficiente e motivato. Tuttavia non era persona da cullarsi sugli allori, la sua lucidità e onestà intellettuale lo portarono a vedere sia le luci sia le ombre di quanto si veniva realizzando. In una nota su Astronomia, 2/1994, p. 4, ammise: “...i quattro maggiori pianeti sono stati seguiti in maniera soddisfacente, con centinaia di osservazioni visuali in ogni apparizione.” Però “...se i numeri sono confortanti, la qualità non è sempre all'altezza, soprattutto a causa del fisiologico ricambio degli osservatori. Tuttavia il materiale raccolto rimane ampiamente sufficiente per la produzione di rapporti di buon livello.”

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