Storia: 1995-oggi

Da Sezione Pianeti UAI.

Indice

Dopo Falorni

Il 23 dicembre 1995 Falorni ci lasciò, a 51 anni, mentre era da pochi mesi anche Presidente dell'UAI, dopo esserne stato per molti anni Vice-Presidente. Uscì uno struggente ricordo dei suoi amici e colleghi fiorentini sul n. 1/1996 di Astronomia, pp. 3-5. Lasciò un vuoto incolmabile sia come organizzatore, sia come divulgatore, sia come acutissimo osservatore, sia come amico di tanti astrofili italiani, che avevano apprezzato la schiettezza del suo ruvido ma brillante carattere toscano.

Sotto la guida di Falorni, la Sezione Pianeti era stata progressivamente riconosciuta come una delle più attive, scientificamente valide e meglio organizzate dell'UAI, e il carisma anche internazionale dell'uomo era parte integrante della sua anima.

Sul n. 4/1996 di Astronomia, pp. 5-12, uscì un suo rapporto postumo sulla regressione della calotta polare sud di Marte nel 1988 che, presentato nel 1992 a Violau, al Meeting Europeo degli Osservatori di Pianeti e Comete, avrebbe dovuto essere solo il primo di una serie di contributi su Marte che Falorni si apprestava a preparare.

Falorni fu ricordato dagli astrofili dell'Osservatorio di San Vittore, che fecero intestare a suo nome il pianetino 6640 da essi scoperto (1990DL) [Minor Planets Circular n. 27331, 1 giugno 1996].

La riunione dei coordinatori della Sezione Pianeti, tenutasi all'Osservatorio Ximeniano di Firenze il 24 febbraio 1996, nominò alla sua successione Tanga. Si doveva proseguire, cercando di portare avanti l'eredità del fondatore della Sezione.

Nuove iniziative

Nel 1997 venne inaugurato un nuovo bollettino interno, “Alta Risoluzione”, per mantenere un rapporto più stretto e agile con gli osservatori, riportare iniziative, metodologie e risultati provvisori, note spicciole sulla vita della Sezione. Il bollettino n. 1 apparve nell'aprile 1997.

Alcuni coordinatori avevano acquisito un indirizzo e-mail, e per mezzo del web stava nascendo un modo tutto nuovo, efficace e immediato, di comunicare. Nel 1996 la Sezione si era affacciata timidamente su internet, ottenendo uno spazio all'interno del sito di McLink.

Una nota di Testa contenente un rinnovato invito all'osservazione planetaria apparve sul n. 1/1997 di Astronomia, pp. 20-23; essa ricapitolava le ragioni per tener vive le osservazioni visuali a scopo di sorveglianza sistematica, e le basi della metodologia da seguire.

La Sezione partecipò al 3° Meeting Europeo di Violau (febbraio 1997) con Leo, Quarra e Sarocchi, che riscossero un ammirato successo presentando elaborazioni digitali con animazioni di immagini ottenute nel 1996 all'Osservatorio di San Gersolé (ora Osservatorio “M. Falorni”). Si consolidarono in quella sede collaborazioni internazionali per lo studio di Venere, e con il gruppo tedesco che stava implementando il software per l'analisi delle misure posizionali di Giove (JUPOS) [Astr., 2-3, 1997, pp. 41-42].

Attraverso il bollettino venne lanciata la proposta di un gruppo di lavoro su Urano e Nettuno (con coordinamento di R. Lena), visto che sporadicamente questi pianeti venivano osservati in cerca di elusivi dettagli. L'iniziativa era temeraria ed ebbe per il momento poco seguito.

Nello stesso bollettino si annunciò l'attribuzione del Premio Senigalliesi 1998-99 a M. Frassati, che stava scalando le vette della celebrità fra gli osservatori italiani grazie a un occhio sensibilissimo e a una mano particolarmente abile nel disegno dei pianeti, in bianco e nero e ancor più a colori.

Venne organizzato il 3° Seminario Didattico, intitolato a M. Falorni, tenuto a Grosseto nel maggio 1998, con le consuete relazioni dei coordinatori, cui si aggiunsero alcuni qualificati contributi esterni ed esercitazioni (come la riproposta simulazione della stima della fase di Venere, predisposta da Sarocchi e Leo) [Astr., n. 2, 1999, pp. 29].

Sarocchi, completati gli studi accademici, trovò impiego in Messico. Il suo attaccamento alla Sezione fu tale che decise ugualmente di mantenere il coordinamento del programma osservativo di Venere. Tuttavia, poiché Quarra nel frattempo si stava dedicando allo sviluppo e alla consulenza delle nuove tecniche CCD, per tenere le fila delle osservazioni venusiane fu opportuno affiancare, dal 2000, un assistente, nella persona di R. Braga [Astr., 2, 2001, pp. 35-36].

Nel 2001 Braga scrisse una nota metodologica [Astr., n. 3, 2001, pp. 25-31], con suggerimenti e caveat sull'osservazione di Venere, che prendevano lo spunto dall'esame delle molte osservazioni in archivio: sottolineò la necessità di essere molto critici nell'analisi dei tenui particolari del pianeta, l'utilità di filtri per standardizzare i risultati, l'importanza di stime di intensità. Venne suggerito come discriminare le false visioni della luce cinerea, tramite l'uso di una barra occultante

Venne organizzato, assieme alla Sezione Luna, un ulteriore Seminario didattico “M. Falorni” di osservazione di Pianeti, Luna e Stelle Doppie, svoltosi fra il 29 aprile e il 1° maggio 2001 a Ostellato (FE), con il supporto del Gruppo Astrofili Columbia di Ferrara. Esso fu occasione di cordiali incontri, osservazioni ed esercitazioni pratiche, e non mancò il consueto calendario di lezioni teoriche. Non fu il primo né sarà l'ultimo di una serie di meeting per i quali Ostellato è divenuta famosa, come luogo di un tradizionale “star party” degli osservatori planetari, lunari e non solo, favorito dalla collocazione e configurazione geografica e dal favorevole seeing. Nel 2003, in particolare, vi si tenne un Seminario sull'osservazione di Marte, nell'imminenza della grande opposizione di quell'anno.

La rivoluzione digitale

Con la fine del millennio si diffuse rapidamente la comunicazione tramite internet: l'ultimo bollettino cartaceo della sezione (n. 6, set. 2000) annunciò che il bollettino stesso “traslocava” in un sito web, intitolato allo stesso modo: “Alta Risoluzione”.

La nuova tecnologia ha portato enormi vantaggi non solo per l'immediatezza della comunicazione, ma anche per la ricchezza dei contenuti veicolati e la possibilità di un loro agile aggiornamento. Il sito web venne articolato in pagine che riportavano, oltre ai programmi, alle metodologie e alla modulistica scaricabile da ogni PC, notizie recenti sui pianeti e una galleria di osservazioni dei soci, disegni e fotografie ottenute con camere CCD e webcam. L'annuncio della nascita del sito web fu annunciato ai soci UAI su Astronomia, n. 2/2001, pp. 35-36.

Nel gennaio 2001 è stata attivata una mailing list della Sezione, AstroHiRes, che si appoggia a yahoo. In essa, gli osservatori dialogano fra loro e con i coordinatori scambiandosi informazioni e osservazioni, sia visuali sia fotografiche. Essa si è rivelata un mezzo per incrementare in modo significativo il numero delle osservazioni, potendo queste venire sottoposte agli altri soci, commentate e confrontate in tempo reale. Dalle decine di messaggi al mese scambiati all'inizio, si è passati ben presto alle centinaia, sulla spinta dell'annuncio di fenomeni di rilievo, o per reciproca emulazione degli spettacolari risultati che producevano le nuove camere digitali.

Nel 2007 il sito web è stato convertito alla modalità wiki, che lo rende più agevolmente editabile da parte dei coordinatori, anche sprovvisti delle capacità di webmastering. E' stato attivato un archivio di osservazioni on line, sia visuali che fotografiche, con l'intenzione di raccogliere l'intero corpus delle osservazioni pervenute alla Sezione (almeno quelle già in formato digitale), e mantenerlo aggiornato di apparizione in apparizione.

La “rivoluzione” webcam ha cambiato profondamente, in molti sensi, il modo di essere dell'astrofilo planetario. I nuovi sensori, dai costi ridotti, hanno permesso di acquisire filmati dei pianeti con molti fotogrammi al secondo, con sensibilità e tempi di posa così ridotti, rispetto alla tradizionale fotografia “chimica”, da riuscire a “congelare” il seeing: da migliaia di fotogrammi, acquisiti in pochi minuti, software gratuitamente disponibili su internet permettono di estrarre il sottoinsieme delle immagini migliori, “compositarle” ed elaborare il risultato mediante algoritmi di deconvoluzione, che estraggono tutta l'informazione contenuta, fornendo immagini planetarie competitive con quelle ottenibili solo pochi anni prima con le migliori tecnologie professionali. In pratica, si può ottenere una risoluzione vicina a quella teorica del sistema strumentale, perfino in serate di seeing relativamente agitato, e registrare con regolarità dettagli che un tempo erano colti solo dai migliori osservatori visuali, dotati di ottimi strumenti, usati in condizioni ideali, con l'ulteriore vantaggio che la registrazione si presta ad accurate misure posizionali. Con sensori dalla risposta lineare e l'impiego di filtri standard, si può anche fare fotometria e colorimetria.

Impressiona la rapidità del cambiamento: agli inizi del millennio la maggior parte delle osservazioni svolte erano ancora visuali, pochi pionieri sperimentavano le nuove tecniche. Queste ultime venivano descritte in articoli di messa a punto, ad esempio da Tanga [Astr., 4, 2000, pp. 3-9], ma erano ancora percepite come cose per iniziati. Nel giro di un paio d'anni, tuttavia, quasi tutti si sono “convertiti” al digitale, e gli osservatori visuali sono divenuti improvvisamente una sparuta minoranza, addirittura in pericolo di estinzione. Hanno favorito questa rivoluzione le versatili webcam Philips (Toucam, Vesta), che hanno preparato la strada ad ancora più potenti (ma più care) fotocamere sviluppate per l'astronomia, come le Lumenera e altre. Si sono moltiplicati i software che permettono un'agevole programmazione delle osservazioni (effemeridi), e la veloce misura, archiviazione, analisi delle stesse, come il programma WinJUPOS, sviluppo del vecchio JUPOS.

Cambiamenti metodologici

Le tecnologie odierne impongono un aggiornamento profondo delle metodologie osservative. La stima visuale dei tempi di transito al Meridiano Centrale delle macchie di Giove era stato per decenni il principale strumento per indagare l'atmosfera di questo pianeta. Un osservatore esperto, in condizioni favorevoli, poteva raccogliere qualche decina di transiti in lunghe ore al telescopio; ora, una singola immagine digitale di media qualità può fornire la stessa quantità di dati (non solo le longitudini, ma anche le latitudini dei dettagli), con precisione molto migliore. Dettagli che sfuggivano all'osservatore visuale, per capricci del seeing o basso contrasto intrinseco, ora sono sistematicamente registrati. I transiti, a meno di situazioni estreme, sono diventati improvvisamente inutili.

Cosa può fare ancora l'osservatore visuale? La risposta non è univoca, c'è chi dice che è inutile perdere tempo a seguire i pianeti con l'occhio incollato all'oculare; un altro filone di pensiero afferma invece che uno spazio per il visualista è rimasto. Esclusa l'utilità di misure posizionali, si tratta di effettuare stime di intensità, colore, prominenza dei dettagli. Gli imager digitali raramente calibrano in modo scientifico le loro immagini; essi mirano ad accentuare i contrasti e i colori ma, così facendo, nasce il pericolo di introdurre artefatti, spesso indistinguibili da dettagli veri.

E' difficile riprodurre col sensore elettronico la curva di sensibilità dell'occhio umano, anche usando filtri. Per tutto questo, le immagini digitali rischiano di essere poco comparabili con le osservazioni del passato. Questo è il motivo per cui è forse opportuno che rimanga un certo numero, pur piccolo, di osservatori visuali. Altri sottolineano che la conoscenza visuale delle superfici planetarie è l'unica insostituibile palestra per allenare l'imager digitale ad effettuare elaborazioni veritiere dei suoi filmati, qualcosa che abbia validità scientifica piuttosto che artistica.

La grande opposizione di Marte del 2003, in particolare, fa emergere pregi e difetti delle nuove tecniche. Essa viene raccontata quasi in tempo reale da una serie di interim report di Tanga [Astr., 5, 2003, pp. 9-10; 6, 2003, pp. 7-9 e 10-11] e dai numerosi interventi su AstroHiRes. Nell'imminenza, la Sezione vi dedica un numero monografico di Astronomia (n. 3/2003), con la presentazione delle prospettive di osservazione, visuale e digitale, la storia dell'areografia e della cartografia del pianeta, articoli sulle tempeste di polvere, i satelliti del pianeta, le imprese spaziali che coinvolgono il Pianeta Rosso.

Le numerosissime osservazioni raccolte durante la grande opposizione fanno emergere l'importanza di fissare standard di acquisizione, elaborazione e presentazione delle immagini, standard che i coordinatori giungono infine a elaborare e a richiedere. Il sensore CCD è più sensibile al rosso che al blu, e raccoglie una parte del vicino IR, fino a circa 1 micrometro; si chiede pertanto di selezionare con appositi filtri precise bande spettrali, in particolare quella visuale, singoli colori, oppure l'infrarosso. Per la sua utilità scientifica, per facilitarne catalogazione e analisi, l'immagine deve essere accompagnata da alcuni dati essenziali. A volte, dal processo di elaborazione, o per l'uso improprio di un prisma nel cammino ottico, escono immagini invertite a specchio, senza che ciò sia in alcun modo specificato; una simile noncuranza genera dubbi interpretativi, specialmente su pianeti dall'aspetto simmetrico.

Il transito di Venere sul Sole dell'8 giugno 2004 (rarissima evenienza, il precedente era avvenuto nel 1882), “preparato” da un transito di Mercurio del 7 maggio 2003, è occasione di gran fermento, relazioni preparatorie, discussioni metodologiche sulle strategie osservative. Svoltosi in un giorno sereno in tutta Italia, è stato oggetto di enorme interesse e di una gran mole di risultati, ottenuti con le più svariate tecniche.

Ultime decisioni organizzative

Nel frattempo, il Consiglio Scientifico della Sezione ha visto susseguirsi diversi avvicendamenti. Nel 2001 Testa ha lasciato la Segreteria a Frassati. Nello stesso anno, A. Carbognani è entrato fra i coordinatori, come nuovo animatore del gruppo di ricerca per Urano e Nettuno [Astr., 2, 2001, pp. 35-36]. Tale studio, che appariva francamente troppo ambizioso per la vecchia astrofilia, ha qualche senso con l'applicazione dei più potenti telescopi amatoriali, accoppiati alle tecniche digitali. Carbognani propone un programma di studio (ricerca di macchie e bande, stime di magnitudine) sul n. 4/2001 di Astronomia, pp. 4-9; in un successivo articolo, riporta alcune promettenti osservazioni visuali e spettroscopiche, eseguite in Italia e all'estero [Astr., 5, 2002, pp. 15-19].

Nel 1999 Testa è uscito dalla Sezione, sostituito nel coordinamento del programma Saturno da I. Dal Prete [Astr., 1, 2000, p. 9]. Il primo rapporto osservativo a firma del nuovo responsabile (apparizione 1998-99), è pubblicato nel n. 2/2001 di Astronomia, pp. 18-30. Nel 2004 la gran mole di risultati prodotti su Giove spinge ad affiancare un assistente a Adamoli, individuato nella persona di M. Vedovato.

Nell'aprile 2006 si tiene a Nizza un incontro del Consiglio Scientifico della Sezione con il Presidente UAI, E. Sassone Corsi, e il Consigliere Responsabile per le Attività Scientifiche, C. Lopresti. Si fa il punto della situazione e si esplorano nuove prospettive. Braga (non presente), a causa di impegni famigliari e di lavoro si trova in difficoltà e per questo motivo cede il coordinamento di Venere a Carbognani.

Altri programmi (Marte, Saturno) vengono giudicati in sofferenza per ritardi nell'uscita dei rapporti osservativi. Appaiono più regolari le pubblicazioni relative a Mercurio e Giove; in particolare, per Giove appare ormai consolidata una intensa e fruttuosa collaborazione internazionale, soprattutto con gli astrofili tedeschi del progetto JUPOS, con i quali Adamoli e più recentemente Vedovato si sono incontrati più volte. Vi sono contatti anche con francesi (Jacquesson), inglesi (il Direttore della Jupiter Section della BAA, J. H. Rogers), e osservatori di tutto il mondo.

Sempre alla riunione di Nizza, emerge la necessità di rendere più funzionale il sito web, cosa che avverrà l'anno dopo, con l'adozione della modalità wiki, con l'aiuto di L. Bardelli (che diventerà anche assistente del programma Marte), e di J. Baldi. Si prospetta la necessità di una riedizione aggiornata dell'ormai vetusto Manuale di Sezione, e l'organizzazione di ulteriori Seminari osservativi didattici. Sassone Corsi ha in mente un futuro archivio di tutto il materiale della Sezione, prodotto in decenni di osservazione (da tenere a Roma, presso quella che diverrà la futura sede nazionale UAI presso l'INAF). Ma per rendere operativo tutto ciò, lo staff della Sezione dovrà essere irrobustito.

Viene proposta inoltre l'istituzione di un Premio “M. Falorni”, che si decide di assegnare, con cadenza annuale, a osservatori che producano risultati particolarmente brillanti e scientificamente accurati. I primi beneficiari del premio sono due fra i migliori astrofotografi italiani della generazione digitale, le cui immagini mostrano un fantastico dettaglio, oltre a essere esteticamente bellissime: rispettivamente, C. Fattinnanzi è stato premiato nel 2006, T. Olivetti nel 2007. Successivamente, nel 2009 è stato premiato Marco Cardin, per la sua costante adesione a degli standard precisi, e per i risultati conseguiti in particolare nelle riprese delle nubi di Venere.

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