Storia: anni 80

Da Sezione Pianeti UAI.

La crisi della Sezione Giove

A conclusione dell'apparizione di Giove 1979-80, Favero [Notiziario di Astr., suppl. al n. 3/1980, pp. 6-7] comunicò che erano state ricevute 58 osservazioni visuali da parte di 7 osservatori (quasi la metà da parte di “quell'infaticabile osservatore che è Giampaolo Gambato di Mestre”), con 551 transiti. Pensò di portare i risultati al Congresso di Siena, ma ciò non avverrà e, come vedremo, si aprì un periodo in cui l'attività della Sezione non fu più adeguatamente documentata.

All'Assemblea dei Soci del Congresso UAI di Siena (settembre 1980) Favero chiese di venir sostituito come responsabile della Sezione Giove; il coordinamento passò a Senigalliesi [Notiziario di Astr., suppl. al n. 4/1980, p. 10]. Del rapporto osservativo 1979-80 ad oggi non rimane traccia.

Senigalliesi scrisse un suo primo intervento da coordinatore [Notiziario di Astr., suppl. al n. 3/1981, pp. 1-2]. Informò che per il 1980-81 erano pervenute 53 osservazioni di 9 osservatori; contributo non eccezionale, qualità mediamente buona, ma distribuzione non uniforme in longitudine e nel tempo, che produceva difficoltà nell'individuazione dei dettagli. Sperava nell'arrivo di fotografie da San Vittore.

Essendo necessario raccogliere dati più completi e precisi, in particolare per il lungo periodo all'inizio di ogni apparizione, egli spronò a osservare in tali periodi per un paio d'ore prima dell'alba, suggerendo di organizzarsi, con ciascun osservatore che si sarebbe dovuto impegnare a coprire, almeno una volta al mese, tutti i 360° di longitudine in un intervallo massimo di una settimana. “Ognuno, prima del periodo in cui dovrà osservare, riceverà le copie dei planisferi ottenuti dagli altri durante il proprio periodo di riposo, in modo da rendersi conto della evoluzione dei fenomeni e tenere sotto controllo i più interessanti, senza il bisogno di 'riscoprirli'”. Venne suggerito anche l'uso di un semplice micrometro filare per materializzare il Meridiano Centrale e quindi migliorare la precisione dei transiti.

Infine, annunciò che si stava provvedendo a una informatizzazione della riduzione dei transiti, tramite un codice leggibile da computer, per costruire una banca dati interrogabile che andasse indietro nel tempo fino alle prime osservazioni GOPI. Erano gli anni in cui si andavano diffondendo i primi semplici calcolatori programmabili da tavolo, antenati degli odierni PC. Questo sforzo di informatizzazione non avrebbe però avuto esito pratico.

In seguito, Senigalliesi informò della difficoltà di osservare Giove nell'apparizione 1981-82 [Notiziario di Astr., suppl. al n. 1/1982 di Astronomia, p. 1]. “Benché si sia tentata più volte l'osservazione alla fine di ottobre '81, solo il 30 gennaio è stato percepito il primo dettaglio. Fino ad ora infatti anche se, soprattutto lo scorso anno, nottate serene non sono mancate, il seeing è stato sempre pessimo, tanto da impedire, a volte, addirittura la visione delle due bande equatoriali.” Nessuna meraviglia, dunque, che nella prima parte dell'apparizione non fossero state ricevute altre osservazioni.

In un successivo “interim report” di quella apparizione [Notiziario di Astr., suppl. al n. 2/1983, pp. 3-6], Senigalliesi annunciò infine il ricevimento di 127 osservazioni, prodotte da 18 osservatori nel periodo novembre '81 - luglio '82, con 1370 transiti. Seguiva uno smilzo rapporto, corredato da alcuni planisferi parziali o totali, distinti per decadi, da novembre a luglio. Un'analisi completa di quell'apparizione non vedrà mai la luce.

Senigalliesi pubblicò altre istruzioni per l'osservazione [Notiz. di Astr., suppl. al n. 4/1983, pp. 21-26]: suggerimenti sulla nomenclatura del pianeta; coefficienti per polinomi di 12° ordine che producevano le longitudini nei Sistemi 1 e 2 per il 1984, da usare con piccole calcolatrici tascabili; presentazione di un modulo per riportare disegni “strip-sketch” a mo' di planisfero, per osservazioni prolungate (fino a 3h 20m), completo di spazio per riportare i transiti in modo codificato.

Una nota successiva riferì di una difficile campagna 1982-83 in atto, causa bassa declinazione e maltempo, con sole 17 osservazioni (fino allora) ricevute, da 4 osservatori. Si annunciò che P. Camaiti era stato nominato co-responsabile, per meglio sbrigare la corrispondenza interna.

In seguito, Senigalliesi relazionò all'Assemblea dei soci UAI del Congresso di Bologna (1 settembre 1984). Avvertì che per motivi di tempo stava passando le consegne a Camaiti. Il numero di osservazioni era comunque molto calato, per la scarsa altezza di Giove, ed era venuto a mancare l'apporto delle foto di San Vittore.

Camaiti in una nota successiva [Astr., 2, 1986, p. 8-12] scrisse dell'apparizione 1984, che ribadì grandemente ostacolata dalla bassa declinazione del pianeta, e riferì della raccolta di dati da parte di soli 6 osservatori.

Senigalliesi morì nel settembre 1986, a soli 47 anni; Falorni ne fece un toccante necrologio su Astronomia [Astr., 3, 1986, pp. 3-4].

In seguito a questi episodi, e alla poca disponibilità dimostrata anche da Camaiti, il CD UAI si indusse ad affidare temporaneamente la conduzione della Sezione a Adamoli, in attesa di farla confluire in una comprensiva Sezione Pianeti, che ormai si andava prefigurando, come vedremo, sotto la spinta e la guida di Falorni.

La Sezione Saturno nei primi anni '80

Nel 1979 Paolo Sassone Corsi comunicò con rammarico di dover lasciare l'attività in seno all'UAI, in quanto si trasferiva all'estero per motivi di studio [Astr., n. 4, 1979, p. 31).

Il fratello Emilio [Notiziario di Astr., suppl. al n. 1/1981, pp. 10-12] lamentò che gli osservatori non avevano risposto adeguatamente alle attese per la presentazione di Saturno con gli anelli di taglio: pur comprendendo nel novero i lavori sistematici di Adamoli e R. Monella, si erano raccolte poche osservazioni italiane (in tutto 70), integrate da 51 contributi stranieri (Dragesco, Heath, Jetzer, Lavega e altri spagnoli).

Inoltre, entrambi i fratelli Sassone Corsi lavoravano ormai stabilmente fuori sede e avevano pochissimo tempo da dedicare all'astronomia, per cui si rendeva necessario provvedere a un avvicendamento. Con lettera dell'1 novembre 1980, essi dichiararono ufficialmente al CD UAI la loro indisponibilità, indicando come loro possibile successore Adamoli il quale, all'inizio del 1981, accettò di subentrare.

Si era nell'intervallo fra l'apparizione 1980-81, di cui si invitarono gli osservatori che non l'avessero ancora fatto a spedire le osservazioni, e la successiva, in cui si invitava tutti a riprendere al più presto, anche con sessioni mattutine, non dimenticando le stime sistematiche di intensità e la sorveglianza per eventuali macchie. Vennero messi a disposizione moduli rinnovati per riportare le osservazioni, con la sagoma del pianeta e degli anelli (A e B, più la divisione di Cassini), con la corretta orientazione per l'inclinazione del polo verso la Terra. I moduli erano stati disegnati dal fratello di Adamoli, Paolo.

Adamoli richiese di proseguire gli studi sistematici: stime di intensità e colore, misure di latitudine delle bande, massima attenzione a macchie transitorie. Mantenne i contatti con la BAA e l'ALPO, che continuò a pubblicare i risultati italiani su “The Strolling Astronomer”. In una nota [Notiziario di Astr., suppl. al n. 3/1982, pp. 1-4] discusse della soggettività della scala di intensità, introducendo una critica sul valore 10 (da interpretare come fondo cielo reale, con le eventuali luci d'ambiente, o fondo cielo “ideale”, legato al ricordo di un cielo totalmente buio? Anche sul valore 1, assegnato come standard dalla BAA alla parte esterna dell'Anello B, ci sarebbe stato da ridire, visto che questo anello presenta una sia pur piccola variazione, soprattutto con gli anelli molto chiusi; era forse meglio usare lo standard 0 = bianco brillante, ad esempio con riferimento alle calotte polari marziane).

Venne promossa una rete di allerta telefonica per eventuali fenomeni eccezionali e un questionario fra i membri della Sezione per una migliore conoscenza delle risorse ed esigenze (strumentazione, tipologia del sito osservativo, conoscenze scientifiche degli osservatori...).

In [Astr., 1, 1985, pp. 6-8] venne riproposto di confrontare la luminosità di Titano visualmente con filtri blu e rosso.

Adamoli partecipò al VI Congresso dell'International Union of Amateur Astronomers, a Bologna nel settembre 1984, tenendo una relazione che sottolineava la continuità delle osservazioni italiane di Saturno dal 1972, la collaborazione con altri osservatori europei, metodologia e risultati [Proceedings of the 6th General assembly of the IUAA, suppl. al n. 2/1985 di Astronomia, pp. 41-44].

Nel rapporto 1983 [Astr., 2, 1985, pp. 6-10] si riportarono misure fotodensitometriche lungo il CM in tre colori di A. S. Lavega e J. A. Quesada col riflettore da 123 cm di Calar Alto (Spagna), e un confronto con le stime di intensità e latitudine visuali attraverso piccoli telescopi.

Dibattiti a livello UAI

Non tutte le Sezioni di Ricerca UAI sono state sempre attive. Al contrario, la vita dell'UAI è scandita da persistenti critiche verso molte Sezioni che, a turno, vengono segnalate come quasi o del tutto inattive. I loro responsabili fronteggiano i problemi più vari, legati al carattere hobbystico dell'attività, che deve fare i conti con impegni familiari e di lavoro; a volte, un'iniziativa incontra scarsa risposta dagli altri soci. Non è raro il caso di Sezioni che si sono viste scavalcate da iniziative di singoli o di altri gruppi, entro o fuori dall'UAI, i quali hanno prodotto risultati scientifici del più alto livello, mentre la Sezione di Ricerca cui avrebbero potuto fare riferimento languiva. In questi “individualismi” si può forse ravvisare un connotato dell'indole nazionale...

Va detto che le Sezioni di Ricerca planetarie, pur attraversando crisi anche profonde, sono state un po' meno toccate da queste polemiche, qualcuna a volte è stata additata come modello di efficienza e produzione scientifica.

Si è parlato a lungo, e si continua a parlare, di migliorare l'attività delle Sezioni rivedendo i loro statuti, le modalità organizzative, i loro contatti esterni. Nei primi anni '80, ad esempio, il CD UAI si adoperò di mettere in contatto le Sezioni con la SAIt; dopo lungo lavorio diplomatico, in [Astr., 4, 1983, p. 1-2] fu annunciato che il Presidente della SAIt, con lettera del 21 settembre. 1983, accettava l'idea di istituire un “tutoraggio” di ciascuna Sezione con l'affiancamento di un astronomo professionista, e si indicarono i nomi di emeriti scienziati che si prestavano al ruolo. Le Sezioni Giove e Saturno, in particolare, vennero affidate alla sovrintendenza del prof. M. Fulchignoni.

Adamoli si mise in contatto con tale astronomo, ma la corrispondenza che ne seguì, pur cordiale e piena di volontà di collaborazione, si rivelò alla lunga piuttosto sterile, e non ne sortì un legame duraturo, forse a causa delle diversità di prospettiva metodologica nell'approccio allo studio planetario fra astrofili e professionisti, differenze di cui è difficile dare la colpa agli uni o agli altri. Non ebbe sorte migliore il rapporto fra il prof. Fulchignoni e la Sezione Giove, che in quel momento stava attraversando, come detto, una sensibile crisi.

Si pensò di disciplinare l'attività delle Sezioni per mezzo di un Regolamento che ne fissasse scopi, modalità di lavoro, organici, diritti e doveri. Al Congresso di Roma (settembre 1983), il Responsabile Scientifico del CD, Bianciardi, parlò delle prossima presentazione di un “Regolamento delle Sezioni di Ricerca”. Alla fine, nel 1985 gli stessi Responsabili di Sezione approvarono infine una proposta di Regolamento, in una versione scarna ed essenziale. Essa venne approvata dall'Assemblea dei soci al Congresso di Grosseto (settembre 1986).

Infervorati dibattiti non hanno investito solo le Sezioni, ma il ruolo dell'UAI nel suo complesso, della sua rivista. Le informazioni erano veicolate meglio dalla rivista, da un notiziario a parte (che vide la luce fra il 1979 e il 1985) o piuttosto attraverso circolari riservate ai soli aderenti ai vari programmi di ricerca? Restava sullo sfondo il divario, più volte ricordato, fra il numero di aderenti nominali alle Sezioni e gli osservatori realmente attivi.

Sorse anche un accanito dibattito sul problema del referaggio degli articoli da pubblicare, onde garantirne la necessaria attendibilità scientifica.

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