Venere: mappa in UV

Da Sezione Pianeti UAI.

Introduzione

A scopo didattico vediamo come sia stato possibile costruire una mappa UV di Venere a partire da 12 osservazioni amatoriali compiute da Tiziano Olivetti nel periodo ottobre-novembre 2004. Olivetti, membro molto attivo della Sezione Pianeti dell’UAI, osserva da Bangkok usando un Maksutov-Cassegrain da 18 cm di diametro abbinato ad una telecamera CCD modello KC381. Questa telecamera ha un sensore b/n molto sensibile, ideale per riprendere immagini anche nel blu-violetto dello spettro, dove generalmente la sensibilità dei CCD tende a diminuire. Come filtro blu-violetto è stato usato un economico Wratten 47 abbinato ad un filtro IR-Cut, per l’eliminazione della radiazione infrarossa che il W47 lascia ancora passare. Entrambi questi filtri sono reperibili dai rivenditori di materiale astronomico e chiunque può cercare di riprendere le nubi di Venere, a patto di disporre di un obiettivo di almeno 150-200 mm.

Costruzione della mappa

Le immagini riprese mostrano nubi abbastanza contrastate da mettere in evidenza la rotazione dell’atmosfera. Utilizzandole insieme è stato possibile ricavare una mappa quasi completa del pianeta. Per la creazione della mappa è stato usato il software WinJupos di Grischa Hahn.

In breve, con il tools di WinJupos dedicato alla cartografia planetaria, si può caricare in memoria un’immagine, calibrarla con data, ora e orientamento e poi selezionare la parte centrale del disco (di solito quella che mostra più dettagli), per proiettarla su una superficie piana. Unendo diverse immagini trattate in questo modo (più sono e meglio è), si ottiene la mappa finale. La cosa importante da tenere presente per la fusione delle immagini è che si deve considerare il periodo reale di rotazione dell’atmosfera venusiana (4 giorni) e non quello di rotazione della parte solida di Venere (243 giorni). Inoltre, il periodo di ripresa delle immagini per la costruzione della mappa, deve essere il più breve possibile (compatibilmente con le condizioni atmosferiche e di seeing), perché le nubi tendono a cambiare forma abbastanza rapidamente. Nella mappa ottenuta la fusione fra un’immagine e l’altra non è perfetta perché è stata utilizzata la maggior parte possibile delle longitudini mostrate dal disco, ereditando le deformazioni tipiche dei bordi. Utilizzando un numero maggiore di immagini questo problema tende a sparire perché si usa solo la parte centrale del disco.

Sarebbe anche necessario correggere le immagini tenendo conto delle proprietà di diffusione della luce da parte dell'atmosfera del pianeta, ma si tratta di una procedura delicata che in questo caso dimostrativo costituirebbe una complicazione non indifferente.

Mappa di Venere nell'ultravioletto nel periodo ottobre-novembre 2004

La mappa in proiezione cilindrica copre le latitudini fra ±60° e tutte le longitudini ad eccezione del tratto fra 280°-330°, pari a circa il 14% dell’intera superficie. Fra una immagine e l’altra si percepisce - almeno in certi casi - la continuità del disegno delle nubi, specialmente attorno alla longitudine di 180°, dove la forma a “Psi” è evidente.

Purtroppo nei frame ripresi non sono visibili dettagli sufficientemente piccoli e ben contrastati da poter essere utilizzati come “traccianti” dei venti in quota, altrimenti si sarebbe potuta costruire anche la curva di velocità dell’atmosfera in funzione della latitudine, così come si può fare dall’osservazione degli ovali di Giove. Se si pensa che fino a pochi anni fa le osservazioni di Venere erano limitate a disegni visuali, spesso molto incerti, da cui era difficile ricavare mappe globali si vede quali passi avanti abbia fatto l’osservazione amatoriale dei pianeti.

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